ADDIO DI CONTE E MIO SOGNO



 ADDIO DI CONTE E MIO SOGNO

Sicuramente “Azzurro”…. ma che sogno strano ho fatto. Ho sognato infatti che ero a fare colazione con Alex Ferguson (capricorno), che mi chiedeva notizie per il suo segno e futuro, visto che, con l’ Udinese, dopo 26 anni di successi e con 38 trofei vinti, sarebbe stata la sua partita di addio al Maradona. Poichè eravamo in confidenza, a un certo punto, con un certo fair play simpatico inglese, dicendomi “ I didn't have any more free space for another tattoo” ( non avevo più un posto libero per un altro tatuaggio), si girò, e si abbassò il pantalone e il boxer per farmi vedere, sulla sua natica sinistra (sulla destra c’era quello dell’ ultimo scudetto vinto), il tatuaggio  con la supercoppa vinta contro il Bologna a dicembre.  

In quel momento pensai, commosso (e, nel sogno, mescolando nomi e periodi temporali), che, se altri allenatori, con pochi titoli vinti, avevano avuto la cittadinanza napoletana, ad Alex... il Sindaco gli doveva dare anche una delle torri del Maschio Angioino.

Poi mi sono svegliato, tornando alla realtà dell’ addio di Conte, molto simile all’ addio di Spalletti, e a quello di Bianchi (quello di Bigon fu invece, per dimissioni dopo una stagione molto deludente anticipando un probabile esonero). 

Un risveglio brusco, perché passavo da un vero GRANDE allenatore, perché davvero legato ai colori della squadra che allenava, e soprattutto, con non solo un piano A di gioco, ma anche piani B, C  D, E..tch, per poter sempre puntare a vincere trofei senza arrendersi in partenza, con scuse o motivazioni da alibi,...e cioè,...  per non dire i “ ...difficile ripetersi dopo uno scudetto per i giocatori a pancia piena, distratti dai contratti e in una piazza difficile come Napoli (O. Bianchi), oppure... “lascio per "troppo amore" e per una forte stanchezza fisica e mentale accumulata, che mi impedisce di garantire alla piazza azzurra il massimo dell'energia. Inoltre, ho la necessita di un anno sabbatico nella mia campagna e tra i miei animali….)”(Spalletti); e, a parole mie, sintetizzando le tante dichiarazioni di Conte di quest’ anno ( e, mostrandovi telepaticamente il 2 che ha sempre mostrato a chi ha criticato il suo gioco, per ricordare i due titoli vinti)…. “ a Napoli c’è chi si lamenta, ma qui, in due anni, ho raggiunto risultati straordinari, in una piazza passionale e complessa come quella partenopea dove vincere un trofeo  "vale 10 volte di più". ….


Ebbene, questo sogno e questo impatto con una realtà che si ripete, mi ha spinto a scrivere che, così come, tra centinaia e centinaia di ottimi calciatori, i veri fuoriclasse si contano sulle punte delle dita ( in passato Piola, Meazza, Di Stefano, Puskas, Garrincha, Pelè, Cruyff, Maradona, Zidane, e poi i Cristiano Ronaldo e i Messi ), anche per gli allenatori vale la medesima valutazione, ma, soprattutto per loro, il “VERO GRANDE” vale quando, sono stati e sono capaci di vincere per anni nella stessa piazza, senza temere di aver esaurito la benzina tattica o di aver già raggiunto il massimo delle loro potenzialità e possibilità, perché convinti che gli avversari hanno ormai trovato le giuste contromisure. 

A parere mio invece, un allenatore che vince lo scudetto, e poi non lo rivince la stagione successiva, se è un Vero Grande allenatore, resta, e dimostra sul campo che quello scudetto della stagione precedente, non è stato un episodio fortunato o il punto massimo delle sue possibilità o di quelle del Club, ma, come fanno gli acrobati quando falliscono un esercizio, lo ripetono subito dopo, per meritare poi, il grande applauso del pubblico, e il titolo di Vero Grande allenatore.

Scusatemi quindi, se, pur facendo i complimenti a Conte per i due successi, e anche per la sua disponibilità e affetto per la piazza, non lo inserisco tra i Veri Grandi Allenatori  della storia del calcio.  E’, di certo, in quelli molto bravi, ma, come tanti, è con i suoi limiti, mentre per me, i grandi, oltre Ferguson, e oltre ai tanti ottimi allenatori che hanno vinto (come Ancelotti) moltissimi trofei ma con tante squadre diverse, sono quelli (come appunto Ferguson), che li hanno vinti con la stessa squadra, sapendosi quindi rinnovare stagione per stagione, senza mai sentirsi appagati, e, soprattutto, far sentire appagata la propria squadra. E in questo podio ideale dei grandi allenatori, giusto citare Guardiola che, con il City, in 10 anni, ha vinto 20 trofei e Munoz che, in 14 anni, ha vinto , con il Real Madrid, 14 trofei. Mentre,  In una seconda fascia per campionati minori, vanno ricordati anche, Lobanovsky, che, dal 1973 al 2002, vinse 29 titoli con la Dinamo Chiev, Joek Stein che dal 1965 al 1978, con il Celtic Glasgow ha vinto 25 trofei,  e sempre prima di lui, agli albori del calcio, e sempre con il Celtic, in 43 anni, i 45 titoli vinti da  William Patrick Maley.  Da ricordare anche Lucescu (da poco una stella nel cielo) che ha vinto titoli in 4 nazioni diversi, ma che, con lo Shakhtar Donetsk, in 12 anni, ha vinto 8 campionati e 1 Coppa UEFA.

Sicuramente ne dimentico qualcuno nel mondo, ma, di certo, credo che noi napoletani, meriteremmo, per l’ amore che abbiamo per la nostra squadra, ed essendo anche una della grandi città, che non divide il suo tifo per due squadre, di trovare un giorno un allenatore che vince, e che però, dopo una eventuale stagione meno positiva, non si arrende, non ci cita come una piazza difficile, non fa i paragoni con chi ha vinto di meno o non ha vinto per niente, ma si rimbocca le maniche, e dimostra sul campo di non essere un intenso Flirt ma un Vero Grande amore azzurro, e quindi non solo un buon allenatore, ma un Vero Grande Allenatore.

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